Decidi come Jeff Bezos
Decidere è uno dei verbi più odiati dalla tua mente: ecco un modello mentale che può elevare la qualità delle tue decisioni con una sola domanda.
Decidere non è affatto facile.
Anzi, ti dirò di più: da un punto di vista puramente biochimico (ed etimologico, come vedrai tra poco), decidere è uno dei verbi più odiati dalla tua mente.
Per questo, avere a disposizione dei framework e dei modelli di decision-making semplici e potenti può fare la differenza. E può aumentare drasticamente la qualità delle tue decisioni.
E a volte, per riuscirci, basta anche solo una domanda fatta bene.
Decidere vuol dire perdere e soffrire
Andiamo subito al dunque: la parola “decidere” deriva dal latino e significa letteralmente tagliare via (de- + caedere). Decidere, quindi, implica escludere delle alternative, ovvero dire “no” a tutte le opzioni che non sceglierai, rinunciando alle possibilità che ognuna di esse ti avrebbe potuto concedere.
Per questo, da un punto di vista tanto etimologico quanto biochimico, decidere significa perdere.
Ma non finisce qui. Perché da un lato decidere comporta una perdita (la perdita dell’opportunità di scoprire i vantaggi che le altre opzioni di scelta ti avrebbero potuto dare), ma dall’altro lato decidere porta con sé anche delle altre difficoltà tecniche che non possiamo sottovalutare.
Ogni scelta importante infatti è accompagnata da un aumento dell’attività della corteccia prefrontale, la parte del nostro cervello responsabile delle decisioni complesse, del ragionamento e della pianificazione a lungo termine.
Il problema? Questa parte è estremamente costosa, in termini energetici: decidere affatica fisicamente il nostro cervello. E spesso, più le opzioni di scelta combattono tra loro rendendo la decisioni complessa, più aumentano i livelli di cortisolo in circolo, stressando così mente e corpo.
L’emotività delle decisioni
Vuoi sapere un altro grande problema del decision-making? Siamo esseri umani, e non robot (almeno per il momento).
Quando devi decidere, non lo fai in una sala sterile con carta, penna e logica pura. Lo fai immerso nelle emozioni del momento: paura, ansia, insicurezza, entusiasmo, desiderio e così via.
E il nostro amato cervello, in questo contesto emotivo, cerca scorciatoie per evitare il dolore e per aumentare il piacere immediato. Ed è per questo motivo che finiamo spesso per preferire la gratifica immediata, a discapito di una ricompensa anche più grande ma a lungo termine.
Ma per prendere decisioni davvero trasformative, chiedersi “cosa voglio adesso?” e orientarsi esclusivamente verso la gratifica immediata non è la cosa più intelligente da fare, come puoi immaginare.
La domanda veramente utile è un’altra, e arriva da un modello mentale tanto semplice quanto potente, che prenderemo in prestito da un certo Jeff Bezos, colui che oggi conosciamo come il fondatore di Amazon, ma che circa 30 anni fa avrebbe potuto prendere strade totalmente diverse, cambiando per sempre la sua vita (e la nostra).
Il Regret Minimization Framework (RMF)
Nel 1994, un giovane Jeff Bezos si trova davanti a un bivio: restare nel suo lavoro stabile o lasciare tutto per aprire una libreria online (una scelta totalmente folle, considerato il periodo storico).
Bezos racconta che per uscire dal caos decisionale, in quel momento, decide di farsi una sola domanda:
“Quando avrò 90 anni, mi pentirò di non averci provato?”
Questa semplice inversione di prospettiva è alla base di uno schema di decison-making che oggi possiamo riassumere con il concetto di Regret Minimization Framework: il modello mentale per minimizzare il rimpianto.
Certo, non ti basterà farti questa domanda per diventare Jeff Bezos, ma si tratta di una strategia mentale tanto semplice quanto potente per riuscire a bypassare il rumore emotivo del presente e proiettarti nel futuro, dove le tue priorità saranno più chiare e un po’ più disintossicate dai bias del presente.
A proposito di RMF, ho una domanda per te: tra qualche anno, ti pentirai di non esserti iscritto alla newsletter di Brain Hacking e di esserti perso centinaia di articoli free con strumenti pratici per controllare la tua mente? Probabilmente, sì!😎
Perché l’RMF funziona?
Da un punto di vista tecnico, l’RMF ha un vantaggio chiave: attiva il sé futuro.
La maggior parte delle decisioni complesse fallisce perché siamo prigionieri del presente e della nostra tendenza a dare un peso sproporzionato ai benefici immediati rispetto a quelli futuri, anche quando quest’ultimi sono decisamente più importanti.
Il Regret Minimization Framework, al contrario, costringe il tuo cervello a simulare una versione futura di te stesso (cosa che, per sua natura, non è per niente abituato a fare) e ti permette così di parlare esattamente la lingua della tua mente, utilizzando a tuo vantaggio l’etimologia e la biochimica del verbo decidere.
Anziché farti scegliere di getto l’opzione che reputi migliore, ti fa chiedere “tra 10/30/50 anni, mi pentirò di non aver fatto questa scelta?”.
La prossima volta che dovrai prendere una decisione importante, quindi, fatti questa domanda e comincia a osservare le cose direttamente dal futuro.
Così, nel giro di una manciata di secondi, la tua mente sarà obbligata a valutare i possibili rimpianti (e quindi i possibili aumenti di cortisolo futuri), mettendo così a bada l’entusiasmo della ricompensa facile (e quindi anche i livelli di dopamina).
Il versione di te stesso del futuro ti ringrazierà!
Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!
Se ti va, qui puoi trovare un estratto dell’intervista originale in cui Jeff Bezos parla del Regret Minimization Framework. Buona visione!
Entriamo in contatto
Vuoi imparare a utilizzare centinaia di altri strumenti pratici per controllare la tua mente e aumentare la tua performance cognitiva? Scopri di più su Brain Hacking Academy: clicca qui.
Per consulenze, eventi, corsi di formazione, speech, interviste e collaborazioni, contattami direttamente via email, qui: info@michelegrotto.com
Se desideri candidarti per le mie sessioni 1:1 personalizzate: clicca qui.



